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Bioterrorismo - Informazioni generali

Le azioni terroristiche sono spesso deliberatamente spettacolari e finalizzate ad intimorire ed influenzare, al di là delle stesse vittime dell'attentato, una vasta fetta popolazione. L'intento è quello di usare l'impatto psicologico susseguente all'azione o la sola minaccia di un attentato, per provocare dei cambiamenti politici. In altre parole, "Il terrorismo è teatro" (Brian Jenkins, 1974).

In generale, quando si prendono in considerazione agenti ideali per un uso bio-terroristico, le autorità utilizzano, come punto di riferimento, quelle specie già sviluppate come armi biologiche ed elaborano strategie relative.
Tuttavia, dal punto di vista del terrorismo, ogni agente in grado di diffondere allarme e causare panico, può essere adeguato. In effetti, il risultato può essere maggiore, se le vittime dell'attentato sono rese inabili, piuttosto che uccise. Il primo caso, infatti, può sopraffare le strutture di emergenza destinate ad occuparsi dell'incidente, provocando caos ed incrementandone l'impatto laddove, invece, è più semplice occuparsi dei morti, sebbene terribili in sé.

Non vi sono ragioni per supporre che, in futuro, le organizzazioni terroristiche avranno come bersaglio la sola popolazione umana.
Un attacco contro agricoltura, bestiame o derrate alimentari, è possibile e forse addirittura più efficace come arma terroristica, rispetto ad un attacco diretto alla popolazione, in termini di impatto sulla società.
Le odierne pratiche di coltivazione intensiva fanno si che ogni patogeno eventualmente introdotto, da un gruppo terroristico, possa avere una rapida diffusione. È molto più facile per un terrorista liberare un patogeno in agricoltura (e per questo non essere individuato in tempo utile) piuttosto che riuscire a contagiare una percentuale significativa di esseri umani.

Il USDA (Dipartimento Agricoltura degli Stati Uniti) ha messo in pratica una simulazione per verificare cosa potrebbe succedere se l'afta epizootica fosse introdotta negli USA. Ebbene, in cinque giorni l'infezione si diffonderebbe in 25 stati, con una perdita economica stimata sui 12 miliardi di dollari.
Detto ciò, ogni sostanza destinata a far fronte ad azioni bio-terroristiche, deve chiaramente possedere un vasto spettro di attività ed essere efficace sia contro i patogeni umani sia animali. Nelle prime critiche ore di un incidente terroristico, caratterizzate da caos, confusione e interruzione delle comunicazioni, la diagnosi del patogeno o dei patogeni coinvolti, potrebbe non essere stata ancora completata. Alla luce di questo, è vitale essere sicuri che ogni decontaminante possieda uno spettro sufficientemente ampio da coprire ogni possibile patogeno.

Avere un unico decontaminante "testato e sperimentato" fornisce un grande supporto per la formazione dei "primi soccorritori" ed evita, quindi, complicazioni causate da errori.
È inoltre ovvio che l'agente decontaminante debba essere sicuro da usare (per esseri umani, animali ed infrastrutture) ed è preferibile anche che rispetti l'ambiente.
Questi ultimi attributi potrebbero essere considerati un lusso, nel caso di un grande evento terroristico, ma sono invece indispensabili nell'eventualità di azioni minori o nel caso di falsi allarmi (spesso anche questi fanno parte della campagna di terrore).
In verità, l'uso di agenti decontaminanti che danneggiano le infrastrutture, gioca anch'esso a favore dei terroristi, a causa dei problemi successivi all'evento e dei riflessi che hanno su tutta la società. (es. il recente uso di diossido di cloro per affrontare gli attacchi con antrace, negli USA).

Oltre ad avere un largo spettro di attività, le altre caratteristiche auspicabili per un decontaminante dovrebbero essere:
 Veloce nell'agire.
 Avere la possibilità di essere spruzzato od aerosolizzato per raggiungere la maggior estensione di superficie contaminata, nel minor tempo possibile.
 Facile da trasportare sul campo. In questo contesto, le polveri che possono essere trasformate in soluzione liquida in-situ sono preferibili ai liquidi pronti all'uso.
 Facile da preparare ed applicare.
 Facile da riporre una volta usato.
 Sicuro per l'operatore.
 Stabile durante lo stoccaggio per assicurare la validità delle scorte. Anche in questo contesto le polveri sono da preferire rispetto ai liquidi.
 L'efficacia non dovrebbe essere significativamente compromessa dalla temperatura di operatività.

Ad esempio, i biocidi a base di aldeidi vedono le loro performance gravemente compromesse dalle basse temperature e gli ipocloriti vengono rapidamente decomposti con l'innalzarsi della temperatura.
Così come la distruzione dei patogeni, anche le eventuali capacità detergenti di un agente decontaminante, sono un attributo positivo.

La rimozione fisica "dell'arma" può velocizzare il processo di decontaminazione, specialmente se l'obbiettivo della diffusione od il metodo usato per stabilizzarla ha come risultato "un'arma" non facilmente rimovibile con la sola acqua.
Mentre la maggior parte dei biocidi è efficace contro i semplici batteri vegetativi, pochi hanno un'adeguata efficacia (ampio spettro) contro tutto il range di patogeni che può essere utilizzato (come i virus non rivestiti). È assolutamente indispensabile valutare l'efficacia dichiarata ed assicurarsi che siano prodotti secondo protocolli approvati e siano stati testati anche in presenza di materiale organico ("sporco").

Le soluzioni di ipoclorito sono spesso raccomandate per l'uso contro gli agenti utilizzati nella guerra biologica (ed in qualche caso i militari le usano). Tali soluzioni, in teoria, hanno un ampio spettro di attività e dovrebbero essere efficaci.
Nella realtà, queste soluzioni possiedono numerose controindicazioni che mettono in dubbio la loro utilità come decontaminante.

Queste sono:
 Non sono stabili per la conservazione. Un grave svantaggio per le scorte di emergenza.
 Possono rilasciare cloro gassoso se miscelate con altre sostanze chimiche, specialmente soluzione acide.
 La loro efficacia è seriamente compromessa in presenza di "sporco" ( a causa dell'alta reattività dell'ipoclorito con un vasto range di substrati)
 Possono causare corrosione
 Possono reagire dannosamente nei confronti di un grande numero di materiali presenti nelle infrastrutture
 Sono difficili da preparare con altri coformulanti. Sono quindi necessari due stadi di processo nel caso sia richiesta la pulizia e la decontaminazione.
 Numerosi prodotti di reazione inquinano l'ambiente (clorurati organici, AOX, ecc.)

Considerando altri potenziali biocidi che possono essere usati in caso di bio-terrorismo, quelli a base di sali quaternari di ammonio (quats), fenoli, biguanidi od aldeidi possono avere inconvenienti più o meno seri alle loro performance che sono, ad esempio, lo spettro di attività (quats, fenoli, biguanidi), la scarsa tolleranza allo sporco (quats, fenoli, aldeidi) o la velocità di azione (es. le aldeidi sono molto lente contro le spore).

In molti casi, i sistemi di decontaminazione basati sui perossidi, offrono le migliori soluzioni per soddisfare tutti questi criteri chiave.
Tipicamente, possiedono un eccellente profilo ambientale e contrariamente agli ipocloriti, possono essere addizionati ad altre sostanze attive. Di solito, per ragioni di stabilità e per ragioni relative alla velocità di azione ed allo spettro di attività biocida, i composti acidi sono migliori dei composti alcalini.
Qui c'è un conflitto da risolvere: per ottenere pulizia e decontaminazione in un solo step, le soluzioni dovrebbero essere alcaline, visto che in tali condizioni di pH la detergenza è migliore. Tuttavia la performance biocida è migliore se le soluzioni sono acide. Questo principalmente perché un biocida non-ionico (cioè a carica neutra) non viene respinto dalla carica negativa della membrana del microrganismo (come i batteri gram positivi). Anche l'attività virucida è solitamente accresciuta in condizioni acide. Considerato che la priorità chiave è una rapida disattivazione dei patogeni, le formulazioni dovrebbero essere acide o vicino alla neutralità, non alcaline.

Il solo perossido di idrogeno od un semplice perossosale, come il carbonato di sodio ed il perborato di sodio, sono troppo lenti nell'agire per essere accettabili come biocidi in queste applicazioni. Inoltre, entrambi possono essere velocemente disattivati dagli enzimi della catalasi, spesso associati a certi microrganismi. Per di più, per ottenere un soddisfacente kill, l'attività del perossido di idrogeno deve essere incrementata.
Questo si ottiene spesso usando soluzioni di acido peracetico preconfezionate (una miscela in equilibrio di acido peracetico, perossido di idrogeno e acido acetico). Tali soluzioni hanno una attività biocida molto buona e, al contrario delle soluzioni di ipoclorito, agiscono anche in condizioni di sporco.

Tuttavia non sono soddisfacenti dal punto di vista della manipolazione e dello stoccaggio. Le soluzioni preconfezionate di acido peracetico sono acidogene, corrosive, fortemente ossidanti e le sostanze attive si decompongono velocemente. Le soluzioni non possono essere trasportate in grandi quantità.

Queste caratteristiche possono essere superate con la generazione di acico peracetico in-situ, attraverso la reazione di un semplice perossosale con un attivatore.
Tali composizioni (es. PeraSafe®) sono polveri stabili da conservare ed in grado di essere formulate con un ampio range di sostanze attive, per soddisfare tutti i criteri sopra citati.

L'unica limitazione di queste composizioni è che non possono generare soluzioni acide, giacché la reazione tra il perossosale e l'attivatore (agenti acilanti, normalmente esteri od amidi di acidi carbossilici) è troppo lenta. È tuttavia possibile ottenere soluzioni quasi neutre (e quindi non corrosive) senza che le performance biocide siano compromesse (possono avere un'efficacia a livello sterilizzante). Questo tipo di tecnologia fu inizialmente sviluppata dall'industria della detergenza (l'acido peracetico è un ottimo candeggiante a basse temperature) è sinora usata da più di trent'anni.

È possibile anche formulare polveri a base perossigena, con un ampio spettro di attività, che danno luogo a soluzioni acide (es. Virkon® di cui esistono dati di efficacia su un vasto range di microrganismi).
Il Virkon® è efficace in presenza di sporco, in acqua dura, a basse temperature ed in diverse condizioni di pH.

Le soluzioni acide sono, naturalmente, leggermente più corrosive rispetto alle soluzioni con pH neutro. Tuttavia, considerato che sono necessari brevi tempi di contatto, generalmente non si rileva corrosione come conseguenza di atti di bio-terrorismo. In questo caso non può essere invece utilizzata la "tecnologia dell'attivatore", come sopra esposto, ed è necessaria una chimica alternativa per ottenere una rapida dissoluzione e kill (come la reazione di Haber Will Statter, la base del Virkon®).

Fra tutte le politiche e linee guida nazionali per l'emergenza contro le infezioni (che coinvolgono anche gli incidenti di origine bio-terrosistica), quelle dei governi Australiano e Neozelandese adottano le più rigorose e complete, attraverso l'AUSVETPLAN (Australian Veterinary Emergency Plan). Tale piano è, con ogni probabilità, la miglior risorsa disponibile a riguardo, e costituisce la base di riferimento per i protocolli di altre Nazioni, compresi Canada, USA, Messico, come pure l'OIE (Office International des Epizooties) - l'organizzazione mondiale per la salute animale.
All'interno del proprio Manuale Procedure Operative per la Decontaminazione (2000), l'AUSVETPLAN riunisce i disinfettanti ideali in quattro categorie principali, citando otto prodotti particolarmente adatti per il controllo delle emergenze sanitarie.
CATEGORIAAGENTE CITATO DALL'AUSVETPLAN
Agenti ossidantiCalcio ipoclorito/sodio ipoclorito (varechina)
Virkon
AlcaliIdrossido di sodio (soda caustica, lisciva)
Carbonato di sodio (calce)
AcidiAcido cloridrico
Acido citrico
AldeidiGlutaraldeide
Formaldeide/Formalina

Come si può vedere nella tabella, di seguito ai disinfettanti selezionati dall'AUSVETPLAN ci sono le basi chimiche.
Solamente il Virkon® ha uno spettro di efficacia tale da poter essere usato "ad occhi chiusi" quando il patogeno non sia stato ancora individuato. Possiede, inoltre, le altre caratteristiche chiave per un agente decontaminante.

La maggior parte delle armi chimiche sono composti organo-fosforosi od organo-solforosi. Questi possono essere inattivati attaccando i legami nucleofilici P-X o P-S (per ottenere un non tossico acido fosforico, ad esempio). In sola soluzione acquosa a pH neutro, gli agenti chimici si decompongono lentamente.

Il Ministero della Difesa del Regno Unito usa soluzioni caustiche di ipoclorito per accelerare l'idrolisi, ma ciò comporta significativi problemi di manipolazione e di corrosione (un elemento importante visto che materiali moderni e leghe metalliche sono sempre più usate nei veicoli militari e civili).
Soluzioni fortemente ossidanti ma a pH neutro, come quelle generate dal PeraSafe®, rappresentano un'alternativa molto migliore agli attuali sistemi di decontaminazione chimica.

L'esercito Francese utilizza correntemente sul campo un sistema basato sul concetto del PeraSafe® ed il Ministero della Difesa Inglese sta sperimentando il PeraSafe® a Porton Down, come opzione non corrosiva ai loro attuali sistemi di decontaminazione.

A cura di:
Dr. Vince Croud Technical Director Antec International Limited